Bimbi in gabbia: la crudeltà del sistema dell’indifferenza.

Mia figlia ha quasi 16 mesi: ogni suo sguardo verso la sua mamma e verso il suo papà è uno sguardo d’amore ed abbandono.

Fiducia immensa, la sua, in mamma e  papà che dimostra cercando nei suoi genitori l’amore e la sicurezza, in un rapporto di protezione reciproco, che è pura innocenza.

Amore che non è mai indifferenza ma vita, speranza, gioia.

Ieri una mamma debole, detenuta in un carcere italiano, ha commesso un atto difficile da comprendere, folle: voleva uccidere i suoi bimbi.

Uno è morto, l’altro, aggrappato alla vita, combatte.

Sul luogo del misfatto la processione dell’ipocrisia: sono andati tutti a portare la loro indignazione.

Che schifo!

Restano i fatti: la mamma non stava bene, lo dice il giornale; colpevole di qualche reato, certo, ma fragile, forse malata, certamente sola.

Ogni detenuto, che per molti magistrati è solo una matricola come un’altra (un numero), seppur condannato rimane una persona che da quando viene reclusa è affidata allo Stato che  si assume l’obbligo della sua protezione e tutela.

Il ministro dell’Interno, solo qualche giorno fa, definiva su twitter “verme schifoso” un presunto stupratore, e questo senza che il medesimo fosse stato processato, accusato, condannato.

Cari ministri, tutti, caro lettore che passi di qui, non erano certamente vermi schifosi quei due bimbi detenuti da innocenti  in una galera di Stato e, loro malgrado, matricole, numeri.

Una legge incivile, che più volte si è cercato di cambiare ma senza alcun esito, in sintesi consente alla madre detenuta di accudire i suoi bimbi in gabbia.

Una legge incivile, la stessa di prima, condanna alla galera, e senza colpa, dei bimbi che chiedono solo l’amore e la cura della loro mamma e tanto nell’indifferenza di tutti: tua, che stai leggendo, mia che sto scrivendo, dell’opinione pubblica, dei magistrati, del legislatore.

Esistono istituti giuridici, le misure alternative al carcere, che consentirebbero di evitare tutto questo, di scontare la pena altrove rispetto al carcere, in modo civile e dignitoso, ma non vanno di moda. 

La galera va fatta “tutta e sempre” alla faccia dei principi della Costituzione più bella del mondo che tutti son pronti ad evocare sol che faccia loro comodo.

Che schifo “2”!

Lo Stato, nelle sue articolazioni istituzionali, è quindi colpevole di non aver saputo proteggere dapprima quella mamma, poi e soprattutto quei bimbi che in galera non ci dovevano proprio stare.

Caro amico, ricorda che lo Stato sei tu, che magari hai messo mi piace al tweet del ministro che scriveva “verme schifoso“: e allora regalatelo un esame di coscienza e magari la prossima volta, andando oltre le urla social di aguzzini da tastiera, rifletterai su come a questo giro pure tu sei colpevole verso quei bimbi tanto quanto lo sono io.

Avv. Massimo DAVI