Nemmeno Donnie Brasco era un agente provocatore!

La legge di tutte le leggi ( a sentir loro…), quella c.d. anticorruzione, sbandierata come la panacea contro ogni vizio, o vizietto, dei pubblici funzionari infedeli e sleali è aberrante.

Dopo la legge sono anche arrivate le vignette: attento che lo Stato ti vede e te la farà pagare! Non ci saranno sconti per nessuno!

Penoso tintinnio di manette.

In poche parole, e senza alcuna velleità scientifica, dico la mia cercando di offrire uno spunto critico e di riflessione a tutti coloro che stanno applaudendo, i più in buona fede, a cotanto caposaldo di legalità.

Ed è per questo che ho pensato a Donnie Brasco, grande “infiltrato” del cinema: ebbene, nemmeno lui – che dotato di “attributi” d’acciaio combatteva i cattivi in spregio a qualsivoglia cautela e impavido rischiava la propria incolumità ad ogni costo – era un'”agente provocatore“.

Tra le misure del c.d. pacchetto anticorruzione l’agente provocatore rappresentata la novità delle novità, quella di maggior rilievo, il colpo di genio: il ministro investe di poteri speciali un soggetto speciale che ha il compito di tentarti in modo speciale per indurti a commettere il reato, quel reato, la corruzione!

Che stronzo l’agente provocatore! Per combattere la corruzione cerca di farsi corrompere!

Donnie era, a suo modo, leale: un coraggioso “infiltrato” che, in casi del tutto particolari e previsti dalla legge, si insinua in un’organizzazione criminale per fotografare i reati che i suoi membri commettono dall’interno cercando di raccogliere  prove contro quel sodalizio scellerato.

L’agente provocatore, invece, è una persona che subdolamente induce altre persone a commettere un reato che magari ad altre condizioni non avrebbero mai commesso: egli è subdolo, scorretto, parziale, sleale.

Mentre, e soltanto a certe condizioni, l’infiltrato, che in forza del suo ruolo si trova a dover commettere reati, non sarà punito dallo Stato, nel caso che stiamo raccontando la prospettiva è inversa: io, Stato, cerco di farti commettere un reato per prenderti in castagna.

Con che mezzi io possa ottenere tutto questo non è chiaro ma, probabilmente, sarà tutto rimesso all’agente medesimo che, fuori da ogni regola e fuori da ogni controllo, cercherà di colpire più persone possibili creando teoremi e lasciando sul campo vittime innocenti: più l’agente sarà infido e sleale maggiore sarà il rischio che persone, anche per bene e che in lui s’imbattano, si trovino ad essere bersagli di sollecitazioni indebite, ingiuste.

Lo Stato, quindi, che dovrebbe premiare la lealtà dei propri funzionari e identificare i migliori esaltandone i meriti, si mette invece a cercare di indurre al reato chi magari è più debole, o chi, semplicemente,  si fa fregare prima.

L’introduzione dell’agente provocatore è incivile, inutile, illiberale e per nulla garantista: lo Stato diventa complice di un suo untore inducendo deliberatamente un proprio funzionario, sino quel momento fedele, a commettere un reato.

E’ giusto tutto questo e serve a qualcosa?

Secondo me no.