L’ Avvocato “nella” Costituzione: questione di garanzie.

Mi pare indiscutibile che il “braccio di ferro” sul ruolo e la figura dell’avvocato sia alla fine mortificante.

Ora “azzecca garbugli” che pensa solo alla parcella, ora “complice” del proprio assistito. Scenari, dunque, per nulla edificanti.

L’Avvocato, evidentemente, non è né l’uno né l’altro ricoprendo viceversa il ruolo tanto indispensabile, quanto inderogabile, di soggetto protagonista dell’esercizio della giurisdizione.

Leggevo sul punto su “Il Dubbio” un’intervista di Enrico NOVI al Prof. Aldo MASULLO.(http://ildubbiopush.ita.newsmemory.com/publink.php?shareid=249627719)

Il pretesto era la discussione seguita alla proposta del CNF di inserire in modo esplicito la figura dell’Avvocato, ed il suo ruolo, nella Costituzione.
https://www.consiglionazionaleforense.it/avvocato-in-costituzione

Sul punto dice MASULLO: “La questione non riguarda l’attività quotidiana dell’avvocatura o della magistratura: quello che mi pare si vorrebbe riportare all’attenzione di tutti è la necessità della giustizia intesa come un sentimento di fondo, senza cui una società non sopravvive. E questo è un punto che va condiviso, nella intenzione espressa dall’avvocatura. Ecco, il riconoscimento in Costituzione potrebbe determinare questa solennizzazione. Non so quante persone leggano la Costituzione, ma certamente qualcuno la leggerà, e potrà dunque cogliere questavalorizzazione solenne della funzione non solo della giustizia in generale, ma di uno strumento essenziale della giustizia qual è la difesa di chi venga in ogni circostanza incolpato. Prima di un principio giuridico costituzionale, è un principio di civiltà”.

«IL DISAGIO ECONOMICO RAFFORZA LA NATURALE SPINTA ALL’ODIO SOCIALE. EVOCARE LA CENTRALITÀ DI CHI ESERCITA LA DIFESA RIVOLGEREBBE LA COSCIENZA VERSO I PRINCÌPI SU CUI RUOTA IL VIVERE CIVILE (MASULLO

A quanti davvero interessa questa questione: quanti focalizzano il punto? Di più: quanti avvocati con il loro agire testimoniano nella società il nobile valore della loro professione?

Credo che rispetto all’ultima affermazione sia certamente rilevabile un problema di “coscienza di categoria” per il quale gli stessi avvocati tendano a dimenticare il nobile valore della loro funzione incalzati dalla commercializzazione della professione medesima. 

A guardare le “riviste di settore” – quelle patinate o online che raccontano dei grandi studi legali, delle acquisizioni di professionisti di qua o di cooptazioni di professionisti di là – di primo acchito parrebbe del tutto obliterato ogni riferimento etico collegabile alla professione con la “P” maiuscola.

Il massimo comune denominatore sembrerebbe, infatti, non già l’affermazione dell’inderogabile funzione sociale esercitata dall’avvocatura ma, semmai, l’ottimizzazione del fatturato della grande law firm di turno.

Amaro, ma vero.

Per contro, o per fortuna, la Categoria dimostra di avere anticorpi forti dando quotidianamente gran spolvero di sé, e ben oltre la più collaudata buona volontà. 

Nelle aule di giustizia si celebrano, in silenzio, migliaia di processi, spesso sapendo in anticipo che la parcella non darà affatto gratificazione rispetto al tanto impegno profuso.

In questi processi l’avvocato è la pietra d’angolo, la chiave di volta del sistema delle garanzie.

Egli è il soggetto deputato a verificare e pretendere che i diritti affermati siano effettivamente riconosciuti, e non mere declamazioni di principio, parole al vento, vuote.

Così per le garanzie.

E allora ben venga la costituzionalizzazione della figura e del ruolo!

Non che la Costituzione non ricordi già l’avvocato: in almeno quattro occasioni l’avvocato è citato esplicitamente.

Nella relazione/proposta del CNF il punto nodale della questione è riassunto come segue: 

Quel che più conta, però, è l’attenzione implicita che all’avvocatura la Costituzione ha riservato, quando, all’art. 24, ha disposto che “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento” (comma 2) e che “Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”.


Nell’interpretazione datane dalla Corte costituzionale in un’importante pronuncia della fine degli anni Settanta, relativa soprattutto alla difesa penale, ma di portata senz’altro più ampia (si tratta della sent. n. 125 del 1979, dovuta alla penna di Alberto Malagugini, egli stesso, in passato, avvocato),l’art. 24 Cost. ha come finalità “essenziale” quella di “garantire a tutti la possibilità di tutelare in giudizio le proprie ragioni” (par. 3).

È proprio in forza di questa essenzialità che “Per il nostro ordinamento positivo, il diritto di difesa nei procedimenti giurisdizionali si esercita, di regola, mediante l’attività o con l’assistenza del  difensore, dotato di specifica qualificazione professionale, essendo limitata a controversie ritenute di minore importanza ovvero a procedimenti penali per reati cosiddetti bagatellari la possibilità che la difesa venga esercitata esclusivamente dalla parte” (par. 4).

La tendenza, pertanto, è stata quella di assicurare all’imputato “il massimo di assistenza tecnica” (par. 5) e, poiché corollario dell’inviolabilità del diritto di difesa è la sua irrinunciabilità (par. 7), le norme che impongono all’imputato di munirsi dell’assistenza di un difensore tecnico non contrastano con l’art. 24 Cost., ancorché non costituiscano “una scelta legislativa costituzionalmente obbligatoria” (par. 8).

Come si vede, da questa pronuncia si desume che la Costituzione, pel solo fatto di aver riconosciuto il diritto di difesa, ha riconosciuto anche l’essenzialità del ruolo della difesa tecnica, sebbene (ovviamente nei limiti della ragionevolezza) al legislatore sia consentito prescinderne in determinate fattispecie”.

Non c’è nulla da aggiungere.

In quel triangolo ideale che rappresenta la Giurisdizione – ed ai cui vertici ci sono in posizione necessaria, e non ragionevolmente eliminabile se si vuole conservare lo stato di diritto, i Giudici, i Pubblici Ministeri e gli Avvocati – è ora che anche questi ultimi vedano riconosciuta una tutela rafforzata del loro ruolo nella Carta Costituzionale.

Senza gli Avvocati la Giurisdizione, e più in generale lo Stato di diritto, non esistono più.

Tanto appare più vero in tempi recenti dove la politica usa giustizialismo e manette (ergo meno garanzie) per la creazione e conservazione del proprio consenso elettorale.

Concludo, quindi, con l’auspicio che tale modifica prima o poi intervenga, riportando il testo della modifica proposta dal CNF per ogni personale ed ulteriore riflessione:

Quanto ai princìpi di tale novellazione, dovrebbero essere i seguenti:
a) sinteticità ed efficacia (le revisioni costituzionali degli ultimi anni, quasi sempre verbosissime, dovrebbero essere intese come esempi negativi);
b) riconoscimento del ruolo pubblicisticamente rilevante dell’avvocatura, ma nelrispetto della natura libera della professione;
c) limitazione dell’intervento di revisione alle sole previsioni concernentistrettamente l’avvocatura, tralasciando gli altri profili di funzionamento delsistema-giustizia (la novella dovrebbe mirare a colmare una lacuna, non a pretendere di ripensare funditus tutta la disciplina costituzionale della giustizia). Tali essendo i princìpi, la legge di revisione costituzionale potrebbe comporsi diun articolo unico, che inserisse all’art. 111, dopo i primi due commi (che riguardano tutti i processi, mentre gli attuali commi 3-5, che ora subito li seguono, sono specificamente dedicati al processo penale) i seguenti:
“Nel processo le parti sono assistite da uno o più avvocati. In casi straordinari,tassativamente previsti dalla legge, è possibile prescindere dal patrocinio dellavvocato, a condizione che non sia pregiudicata leffettività della tutela giurisdizionale” (comma 3);
Lavvocato esercita la propria attività professionale in posizione di libertà e di indipendenza, nel rispetto delle norme di deontologia forense” (comma 4).
La funzione giurisdizionale sugli illeciti disciplinari dellavvocato è esercitata da un organo esponenziale della categoria forense, eletto nelle forme e nei modi previsti dalla legge, che determina anche le sue altre attribuzioni. Contro le sue decisioni è ammesso il ricorso per cassazione” (comma 5).

Avv. Massimo DAVI